Imola, la morte corre a 315 all' ora

Ieri sulla pista di Imola incidente al pilota austriaco Ronald Ratzenberger che si e' schiantato in curva alla guida della Simtek Ford: soccorso in elicottero, il pilota e' morto a Bologna. le polemiche: una pista inadeguata per la formula 1. dinamiche incidenti di Barrichello e Ratzenberger

Nel punto piu' veloce del circuito si disintegra la Simtek. Soccorso in elicottero, il pilota e' spirato a Bologna. Oggi sarebbe partito in ultima fila, un piccolo successo, assieme a Bertrand Gachot, perche' era riuscito a conquistare con la Simtek Ford la posizione di coda nella griglia del G.P. di San Marino. Non partira' perche' e' morto. Roland Ratzenberger, austriaco di Salisburgo residente a Monaco, 31 anni, scapolo, patito di Tschaikovsky e di Prince, amante dei succhi di frutta, bella stazza bruna, era una matricola, come la sua scuderia inglese, della formula 1. Tutta una carriera spesa in categoria turismo, sport e formula 3000. Tutta una carriera spesa per la tragica gloria finale di un funerale. La stessa maledetta ora, minuto piu' minuto meno. La stessa maledetta ora, oscillante fra le 13.14 e le 13.16, in cui venerdi' Rubens Barrichello aveva spiccato il volo in quarta marcia a 220 chilometri orari verso la protezione dei pneumatici alla variante bassa, rompendosi il naso e incrinandosi una costola: impressionante ma risibile. Roland, dopo cinque giri di prova, ieri alla curva Villeneuve, precedente la staccata della Tosa, e' filato diritto in sesta marcia alla velocita' di 314,9 chilometri orari contro il muro di fuga: i filmati e le testimonianze dicono che aveva perso il controllo della macchina in seguito al distacco dell' ala anteriore, o almeno di un baffo dell' ala. La Simtek Ford si e' disintegrata, la cellula di sopravvivenza si e' deformata: la Simtek Ford scivolava e sbatteva per circa duecento metri all' esterno della pista. Quando i resti di quella che era stata una macchina si sono accucciati, la testa di Roland, nocciolo di un casco a righe biancorosse, ciondolava sulla sinistra. Immobile. Abbiamo subito intuito l' epilogo, l' ineluttabilita' della tragedia. L' intervento della composita squadra di soccorso e' stato immediato. Si sono precipitati i medici Lega, Baccarini e Stanzani, insieme con paramedici e infermieri. Estratto dai rottami il corpo del pilota, scattava l' emergenza: respirazione bocca a bocca, intubazione orotracheale, rianimazione cardiocircolatoria e somministrazione di farmaci antishock, presente anche il dottor Pompeo De Patre. Mentre i monitor mostravano le immagini di un Senna come al solito sensibilissimo agli eventi drammatici, l' ambulanza ha trasportato il povero Roland al centro di Pronto Soccorso dell' autodromo dove fra l' altro si trovava don Sergio Mantovani, il prete fedele di tante generazioni di piloti, pronto a un' altra estrema unzione. Roland, la testa reclinata, quella che viene definita "nuca ballante", presentava segni di trauma all' emitorace sinistro, perdeva sangue dalla bocca e non aveva ripreso la conoscenza perduta al momento del terribile urto. Il dottor Servadei, neurochirurgo, ci parlava di "ipotesi di fratture cervicali alte, prima e seconda vertebra, con danni cerebrali probabilmente irreversibili". Alle ore 13.55 un elicottero superattrezzato giunto da Bologna ha caricato Roland per trasportarlo in rianimazione all' Ospedale Maggiore. Il dottor Piana, responsabile del servizio medico dell' autodromo, diceva che "il ragazzo e' in condizioni preoccupanti, forse disperate. E' stato fatto il possibile. Da ora rimarremo in contatto con Bologna". Meglio: con il dottor Gordini, salito anch' egli sull' elicottero. Sono trascorsi venti minuti pesanti. Fino a quando, poco dopo le 14.15, il dottor Piana, informato da Gordini, ha dato l' annuncio. Roland non c' era piu' : erano passati otto minuti dal suo ricovero al Maggiore. L' ipotesi diagnostica della sua morte era riferita alla "frattura della base cranica". Il dottor Servadei, del resto, ora spiegava che "la morte cerebrale del pilota e' stata istantanea al momento dell' impatto: contro quel muro le sue funzioni cerebrali sono cessate". Roland Ratzenberger, la nuova croce di un cimitero della formula 1 nel quale otto anni fa era stata piantata l' ultima, quella di De Angelis, era un "signor Nessuno". Ha dovuto morire per diventare famoso. E' la logica spietata di un carrozzone che rumina e ingoia, come cantava Renato Zero, i suoi fanti e i suoi re. Pronto, salvo eccezioni, a continuare la corsa: per quattrini, per fanatismo e, chissa' ?, forse anche per sport. Due incidenti in 24 ore: il primo, per fortuna, senza gravi conseguenze. Il secondo, purtroppo, fatale al pilota. Dopo lo spavento per Barrichello, Imola piange da ieri l' austriaco Ratzenberger (in alto a destra), morto in seguito alle ferite riportate nello schianto alla curva Villeneuve.

Alla fine c' e' scappato il morto. L' incidente in cui ha perso la vita Roland Ratzenberger non e' dovuto ne' al caso ne' alla fatalita' . Cosi' come quelli capitati, sempre a Imola e sempre a velocita' altissime, nel 1987 e nel 1989 nei quali solo per miracolo non perdettero la vita Nelson Piquet e Gerhard Berger. La morte del pilota austriaco ripropone una problematica che, partendo dagli incidenti che costarono la vita a Gilles Villeneuve e Riccardo Paletti nel 1982, passa per la tragedia che ci privo' di Elio De Angelis nell' 85 per arrivare alla formula attuale che regola le competizioni e stabilisce le norme tecniche per costruire le monoposto. Analizzando bene questa problematica si capisce bene come le corse di formula 1, su certe piste e in certe condizioni tecnico economiche, siano molto pericolose. Vediamo come e perche' . 1) Una squadra esordiente in formula 1, com' e' la Simtek, dovrebbe essere verificata dai commissari tecnici con grande attenzione. Se e' vero che una parte della vettura si e' staccata causando la mortale uscita di pista di Ratzenberger, allora la federazione internazionale fara' bene a compiere un' accurata inchiesta su eventuali responsabilita' . 2) L' assunzione dei piloti da parte delle squadre di secondo e terzo livello, ormai e' arcinoto, viene fatta esclusivamente per tornaconto. Se il pilota ha i soldi guida, altrimenti avanti un altro. Cosi' alla formula 1 approda anche gente che avrebbe necessita' di avere un po' di esperienza in piu' . Con il ritorno alle vetture tradizionali, senza le sospensioni attive che rendevano facile la guida, ecco che l' errore diventa piu' frequente. Nella prima giornata del G.P. di San Marino, venerdi' , anche Senna e Schumacher hanno sbagliato finendo in testa coda, proprio alla curva Villeneuve. Ayrton, a San Paolo un mese fa, sosteneva che guidare le monoposto senza sospensioni attive non solo era piu' difficile e faticoso ma anche piu' pericoloso. "Sono macchine molto veloci, sara' una stagione micidiale e sara' fortuna se qualcuno non si ammazzera' " disse Senna. La soluzione, dunque, e' quella di concedere le licenze da corsa con estremo rigore, a piloti davvero professionisti e non a gente poco esperta ma in possesso della valigia con i dollari degli sponsor. 3) La normativa tecnica con cui gli ingegneri progettano le monoposto risponde a criteri poco rigorosi e lascia adito all' interpretazione delle norme. Da anni si pensa a ridurre la velocita' delle macchine in pista. Prima si sono proibite le minigonne, poi i motori turbo, poi le dimensioni delle gomme, poi l' elettronica. Ma ad ogni cambio regolamentare, invece di diminuire, le prestazioni delle monoposto sono aumentate. In piu' , oggi si corre con motori da 800 e passa cavalli di potenza e con fondi piatti che procurano, tramite speciali accorgimenti, l' effetto suolo ritenuto, fino a qualche tempo fa, tanto deleterio per il minor rischio delle corse. 4) Prestazioni in aumento, dunque, e piste sempre identiche o, comunque, con piccole variazioni. La pista di Imola e' gia' stata teatro di numerosi incidenti. Ricordavamo quelli capitati a Piquet e Berger, venerdi' e' toccato a Barrichello, fortunato a salvarsi. Ma anche nelle corse mototiclistiche la curva Villeneuve (quella in cui Ratzenberger e' uscito a 300 all' ora) e' stata piu' volte fatale, al punto che i centauri avrebbero preteso la cancellazione di Imola dal giro mondiale. Il tracciato non ha vie di fuga sufficienti, alla Variante bassa (quella in cui e' andato a sbattere Barrichello) e alla Villeneuve ci sono sei sette metri di terreno erboso. Quando si esce di pista, l' erba e' micidiale perche' molto scivolosa, la sabbia e' quella che annulla meglio l' effetto velocita' . Insomma, su circuiti come quello imolese non si dovrebbero disputare corse di formula 1. 5) Negli incidenti i danni peggiori i piloti li riportano sul collo. Lauda ci spiegava che una protezione valida potrebbe essere un' apparecchiatura tipo scafandro: un cascone, cioe' , con un' armatura appoggiata sulle spalle in modo che il collo, in caso d' incidente, resti fermo. Siccome quando muore l' acrobata lo spettacolo continua, oggi si disputera' il G.P. di San Marino con le prime posizioni identiche a quelle di venerdi' : Senna e Schumacher in prima fila, prevedibilmente a contendersi la vittoria, Berger e Hill in seconda. Ma comunque si concludera' la corsa, la festa del motore non ci sara' .

Grandini Carlo, Morosini Nestore


tratto dal Corriere della Sera del 1° maggio 1994

Una volta che hai vinto, devi andare avanti fino alla fine perchè ti impegni ad un livello tale per il quale non esistono compromessi. Devi dare tutto ciò che hai, tutto, assolutamente tutto. E qualche volta trovi un po' di più perchè se cerchi di più, trovi di più...se vuoi stare in testa, se vuoi vincere.


 

La McLaren (scuderia con il quale Ayrton ha vinto i tre mondiali) ha da poco aperto questo sito, dove ognuno può lasciare un ricordo su di lui: http://senna.mclaren.com/

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